Sunday, July 16, 2006

Intervista a Massimo Canevacci


Abbiamo incontrato Massimo Canevacci – docente di Antropologia Culturale alla Sapienza di Roma – e abbiamo parlato con lui della sua rivista Avatar e, naturalmente, di cinema.

Come e quando nasce il progetto Avatar e a che tipo di identità fa riferimento?

Avatar è un progetto che nasce grosso modo verso la seconda metà degli anni novanta; è un periodo molto interessante perché tutta la serie di impostazioni sia metodologiche sia di lettura di internet e di tutti questi scenari tecnologici a carattere digitale che in passato erano state in parte rifiutate o diffidate o viste come una sorta di resistenza, cominciano a essere prese in considerazione in maniera seria. Io con alcuni amici e amiche nel campo delle arti, della comunicazione e dell’antropologia avevamo visto una enorme potenzialità di sviluppo di questi nuovi linguaggi soprattutto nel portare – se vogliamo - dei conflitti di appartenenza “politica” ( come si diceva una volta ) in questi nuovi scenari della comunicazione. Era un po’ come vedere la comunicazione digitale come qualcosa che attraversa generi, discipline, identità diverse e che favorisce la sperimentazione di questi nuovi linguaggi ma anche vedere la comunicazione digitale come uno scenario di sperimentazione, innovazione e trans disciplinarietà. L’idea fu di chiamarlo Avatar perché Avatar rappresenta nella filosofia indu la molteplicità con cui la divinità si può manifestare e questa molteplicità della divinità nella cultura digitale diventa la molteplicità dell’identità; il nome ci è sembrato quello più corretto perché riusciva a dare il senso di una operazione che avesse non solamente il linguaggio come dicevo prima ma anche l’identità come uno scenario mobile, complesso, ibrido, fluttuante. L’editore Meltemi accettò questo progetto immediatamente con piacere e alla fine degli anni novanta ci fu l’uscita del primo numero.

Che cosa intendi per Tecno comunicazione contemporanea?

Normalmente per comunicazione ( dal punto di vista antropologico, sociologico, storico,) si può intendere qualche cosa che ha a che fare con il linguaggio del corpo, il linguaggio orale, il linguaggio scritto, il linguaggio dei segni, insomma tutta una serie di scenari in cui la comunicazione si può applicare. Quando la tecnologia, in particolar modo quella digitale, (io intendo tecno comunicazione come l’ingresso della tecnologia digitale negli scenari della comunicazione) quando appunto la tecnologia digitale irrompe dentro questa comunicazione ( che una volta era solamente analogica ) si produce qualcosa di estremamente interessante che cambia sia il metodo attraverso cui fare ricerca nel web e sia il linguaggio attraverso cui io rappresento questa ricerca sul web. In altre parole la tecno comunicazione mi fa una doppia sfida: dal punto di vista dell’antropologia, la mia etnografia applicata al web sfida le norme logiche della tradizione e sfida anche i linguaggi attraverso cui io rappresento questa mutazione; da qui un salto disgiuntivo, ( una frattura ) rispetto alla comunicazione analogica digitale e l’affermazione di uno scenario molto più complesso e fluttuante che a me particolarmente ha dato - forse in modo irresponsabile –l’euforia di entrare dentro questo nuovo scenario.

Quale sarà la nuova sfida dei mezzi di comunicazione di massa nell’immediato futuro?

La nuova sfida secondo me sarà nel fatto di essere coscienti che mentre i mass media in passato avevano ciascuno la sua identità linguistica e referenziale per cui la televisione aveva un senso, la cinepresa un altro, la radio e internet altri ancora cioè ciascun medium aveva il proprio ambito chiaramente definito di applicazione, ora non è più così. Il media diventa singolare perchè tutta la serie di differenze dei nuovi media attualmente si concentrano in unico media. Ora, mentre il medium è singolare quando io dico il media intendo qualche cosa che allo stesso tempo è singolare e plurale ed è singolare perché un apparecchio (che molto probabilmente sarà un cellulare mutante) incorporerà tutta una serie di funzioni che in passato erano espletate da apparecchi diversi. Questo media che potrà essere collegamento a internet, telefono cellulare, estensione della televisione, radio, chat, macchina fotografica, telecamera…e tutte queste operazioni che una volta erano separate ora si incrociano e naturalmente il soggetto che le usa sarà sempre più disposto a favorirsi una fluttuante identità.

( continua )

di Vincenzo Patanè Garsia