Saturday, July 22, 2006

Intervista a ALBERTO CASTELVECCHI


Per quanto riguarda i libri che hanno attinenza con il grande schermo, quali sono state le vostre scelte nel recente passato e verso che cosa pensate di orientarvi per l’immediato futuro?

Noi della Castelvecchi abbiamo sempre avuto una grande attenzione per le immagini in movimento che riguardassero le culture underground, vedi Video vibe sul modo in cui viene usato il videoclip nell’arte inglese, o Clip di Bruno Di Marino. Venendo più specificamente al cinema ci interessano quegli aspetti e quei fenomeni del cinema che sono importanti per capire la dignità di un punto di vista alternativo rispetto alla cultura ufficiale e il cinema molto spesso, anche quando parliamo di grandi produzioni o di grandi budget, riesce comunque a manifestare la devianza da un punto di vista alternativo. Io considero Apocalipse Now un grande film di una grande mente malata o comunque il film che ritrae alcune menti malate ( dal colonnello che ama fare surf nel bel mezzo della guerra alla figura stessa del colonnello delle forze speciali Corso che per scelta si ritira nel cuore della giungla). Quindi grande budget, grande produzione però dignità alla devianza e alla follia che crea sempre percorsi alternativi. Venendo ai nostri libri ( con questa consuetudine che ha la Castelvecchi di arrivare per prima sui fenomeni ) tre anni fa abbiamo pubblicato Breve storia della vendetta perché il nostro autore Antonio Fichera ci ha fatto notare che buona parte della storia dell’estetica occidentale si spiega come l’estetizzazione della vendetta. In poche parole siccome nell’antichità il diritto era basato sulla vendetta, nel momento in cui la vendetta non è stata più legittima e il risarcimento non era più una coltellata alla gola ma un risarcimento in denaro o il carcere o la punizione fisica, la vendetta è stata estetizzata; dall’Iliade a Shakspeare, da Dante fino ai narratori moderni, buona parte di quello che muove le passioni umane, che si chiami Othello o che si chiami Uma Thurman di Kill Bill, c’è sempre questa necessità di ristabilire la giustizia, che è una giustizia primaria, originaria e non è una giustizia basata sul risarcimento delle leggi; se tu intervistassi il personaggio di un film di vendetta tipo The Punisher lì hai a che fare con una vendetta che non ha mai fine; ci sono delle cose così terribili da generare un personaggio che è vendetta quasi per automatico, il vendicatore di mestiere. I vendicatori – tra l’altro – erano dei personaggi, dei super eroi degli anni sessanta. Quindi la vendetta è al centro di questo libro e secondo me non è un caso che siano usciti tanti film che hanno la vendetta al proprio centro; ma questo vale anche per qualsiasi film di azione, anche quelli più trash di Vin Diesel o di Van Damme sono in qualche modo dei personaggi che sono dei portatori di vendetta e di risarcimento. Però se facciamo un passo ancora un pò più in profondità, la vendetta è importante perché ti consente di guardare il lato oscuro cioè la parte di enorme “rosicamento” brutale che cova sotto la superficie della civiltà apparentemente ordinata in cui viviamo. Che so io, penso agli iracheni che in un primo momento manifestano gratitudine perché gli hanno abbattuto il regime di Saddam e un attimo dopo cominciano a scannarsi con gli invasori e tra di loro. Penso agli invasori che dovrebbero essere portatori di libertà e un attimo dopo danno uno spettacolo al mondo peggiore di quello dei criminali nazisti torturando i prigionieri politici come nel peggiore campo di concentramento della gestapo, voglio dire.. sembra che questa cosa della vendetta fisica, del versare il sangue del nemico o del diverso che è stata cacciata fuori dai tribunali e cacciata fuori dal diritto sia ancora il ventre oscuro della civiltà.Un altro modo in cui noi ci siamo occupati di cinema è stato occupandoci di grandi icone, una icona importante, secondo me troppo sottovalutata perché ha in realtà una enorme importanza soprattutto per il pubblico giovanile di oggi, è Bruce Lee. Quando io sono cresciuto negli anni settanta Bruce Lee era più importante del presidente degli Stati Uniti. Bruce Lee è anche importante perché è una figura di riscatto cinese, perché rappresenta la subcultura che osa prendere la parola e sfidare la cultura ufficiale e batterla sul suo stesso terreno che è la comunicazione di massa, che non vuole rimanere laterale, non vuole rimanere scazzottata nei vicoli di Honk Kong e non vuole rimanere confinata a un film di genere come era quello decisamente un po’ grottesco di questi film di kung fu cinesi.. Bruce Lee porta il corpo vero dentro il cinema di kung fu.. mentre se tu vedi il cinema di kung fu tradizionale si tratta di personaggi che fanno salti di undici metri assolutamente inverosimili e mitologici, al contrario Bruce sopporta un allenamento durissimo e quindi anche questo martirio del suo corpo che poi lo porta a morire di eccessivo allenamento ( o comunque di un qualcosa che non si è mai capito ); un vero e proprio personaggio rivoluzionario. Ma Bruce Lee è fondamentale anche per capire la storia dei videogames di kung fu, tutti i videogames di kung fu si basano sugli urletti e i saltelli di Bruce Lee; Bruce Lee è fondamentale per capire l’innesto della cultura cinese sulla cultura nera americana, tutta la venerazione che ha una parte della cultura hip hop americana penso a un film come Ghost dog per intenderci e tutto quello che c’è nel Wu tang clan è una storia che è cominciata da molto lontano con Bruce. Prima nei film si faceva a cazzotti, adesso non c’è nessun film occidentale o orientale in cui non si usi il Win Chun ossia lo stile di Bruce Lee. Per questo, secondo noi, è stato molto interessante documentarne il mito. Accanto a questo c’è da parte nostra l’interesse verso quelle figure di culto del cinema che da noi è stato sdoganato per intenderci dal lavoro di Enrico Grezzi e Marco Giusti in notturna sui Rai Tre ma che tuttora nonostante questo rimangono registi di culto e mi riferisco a Russ Meyer, per esempio. Russ Meyer – scomparso l’anno scorso - ha una rinomanza ormai mondiale ma nonostante ciò è un regista veramente alternativo per quanto riguarda il punto di vista che ha sul mondo. E’ uno di quei registi che non potrà mai essere banalizzato ed è per questo che gli abbiamo dedicato un libretto molto bello che vede in copertina le tre sadiche tettone di Faster Pussycat kill kill che scendono dalla Porche 356 con quell’aria molto combattiva. Russ Meyer per noi è interessante perché aveva scoperto che all’interno della rivoluzione hippy, all’interno del permissivismo sessuale che prese tutta la società americana, all’interno di questo lato solare e se vogliamo divertito della cultura californiana tra Los Angeles e San Francisco in quel periodo esisteva anche una parte più marcia, più laterale, con i bar e le ballerine in top less che lui ha documentato e tutto quello che si leggeva anche nei romanzi e nei racconti di Bukosky, una America libertaria che però non è libertaria nel senso “caruccio” del vogliamoci bene, degli hippy ma che anzi fa riferimento agli sporcaccioni che vanno nei bar in cui ci sono ballerine con le tette di fuori; quello è stato anche un modo per parlare dell’America non conforme. A noi interessa infatti parlare in questi casi dell’America non conforme così come ci interessa parlare anche di un Giappone non conforme e tra poco pubblicheremo un libretto su Takeshi Kitano. Kitano è un personaggio molto interessante perché è molto intelligente, perché è una icona televisiva e perché probabilmente è uno dei casi di fraintendimento culturale più enormi che ci sono nel suo Paese. In Giappone lui viene visto come qualcosa tra Mike Bongiorno e Chiambretti, lui continua a fare i quiz in televisione però è anche uno che fa dei film di assoluta profondità.. Sonatine, Brother, Zatoichi per citarne qualcuno.Una delle cose interessanti del suo cinema è che dietro il suo sguardo un po’ beffardo c’è una analisi critica dei poteri giapponesi molto forte, quindi, come si diceva nella critica cinematografica degli anni settanta, il messaggio c’è però è criptato dentro un qualcosa di più serio. E da ultimo ci stiamo occupando di una realtà trasversale che interessa il cinema, l’immagine in movimento ma anche il fumetto e il fantasy. Abbiamo pubblicato recentemente questo libro Super eroi e Super poteri che è un libro che analizza la civiltà americana dagli anni cinquanta a oggi proprio alla luce dei super eroi. E’ chiaro che lo spunto ce lo ha dato il recente ritorno dei super eroi della Marvel ( penso ai due film su Spider man, Hulk di cui per altro viene data una lettura lynchana molto interessante di super eroe infelice e penso anche ai Fantastici 4 e il recente Super man ). Il cinema grazie alla potenza della trasformazione di immagine del digitale ha scoperto quanto la realtà plastica dei super eroi sia interessante ed è molto improbabile che avrebbe potuto esserci questa rinascita cinematografica dei super eroi tradizionali della Marvel se il cinema non avesse gli effetti digitali. Assistiamo a una vera e propria convergenza dell’immaginario dei fumetti, videoclip digitale, animazione e film tradizionale verso un prodotto che è qualcosa di nuovo e questo è molto importante perché in qualche modo la subcultura dei super eroi ha sempre modificato in profondità i generi che ha raffigurato ed è una subcultura pervasiva; penso ad esempio che ultimamente stanno lanciando in India una versione indiana dell’Uomo Ragno perché hanno valutato che la possibilità di ricezione di un personaggio lunare e melanconico ed empatico come l’Uomo Ragno presso il pubblico indiano può essere molto forte. Stanno creando il fumetto ed è chiaro che poi, data la sconfinata industria cinematografica di Hollywood, creeranno i film sull’Uomo Ragno Indiano. Questi personaggi, questi super eroi hanno da sempre una naturale capacità di trasformarsi in relazione all’attualità dei tempi. Questo è quello che ci interessa dei super eroi. Apparentemente la Castelvecchi è la casa editrice che fa cose modaiole o degli ultimi cinque minuti o per lo meno questo è quello che dicono i suoi critici, in realtà se tu vedi i libri di cui ti ho parlato: la vendetta è un tema millenario che sia Kill Bill o che sia Shakspeare a noi interessano i temi di lunga durata, Bruce Lee è un personaggio la cui fama si estende per mezzo secolo e continuerà ad essere influente per altro mezzo secolo, i super eroi sono delle icone di continua trasformazione che cominciano a manifestarsi agli inizi degli anni cinquanta e continuano tutt’oggi a essere produttivi di trasformazione e così probabilmente Takeshi Kitano, che sta da trent’anni sulla breccia, rimarrà comunque molto influente anche quando sarà scomparso. Quindi c’è un po’ questa attenzione nei confronti di fenomeni di lunga durata nel loro continuo trasformarsi. E da ultimo stiamo producendo un libro anche questo tutto a colori e molto ben congeniato sulle realtà virtuali perché è evidente che da quando è arrivata la Pixel di Steve Jobs le realtà virtuali hanno acquisito diritto di cittadinanza piena all’interno del cinema occidentale e a vedere la naturalità con cui i bambini si accostano a dei pezzi di bravura come Nemo immagino che quella sia una strada importante, cioè che il cinema di animazione che trae la propria linfa da quello a cui i bambini giocano in rete o su consolle nelle realtà virtuali sia uno dei grandi filoni. In questo caso stiamo assistendo a un caso di convergenza tra generi perché il mantra che c’è attualmente è il mantra del pensiero liquido cioè tu non puoi più dire: “questo è cinema, questo è video gioco, questo è realtà virtuale” ma devi pensare alla infinita e – per certi casi – anche inquietante trasformazione che ha oggi la creatività. Purtroppo però questo certe volte viene sfruttato per fare del banale e brutto merchandising cioè prendi un pupazzetto e ci fai un film, un videogame, un libro, una novella ecc e questo non è bello.

( fine prima parte )

30 Film dedicati alla VENDETTA

- Nascita di una nazione (1914)
- Don Giovanni e Lucrezia Borgia (1926)
- Freaks (1932)
- Vendetta ( anni trenta )
- Alba fatale (1949)
- Fury (1936)
- Ragtime (1981)
- La seduzione del male (1996)
- Cape Fear (1991)
- The year of the dragon (1985)
- Condannato a morte per mancanza di indizi (1983)
- Legge criminale (1989)
- Tre giorni per la verità (1996)
- Il momento di uccidere (1996)
- Un verdetto difficile 81997)
- La mano sulla culla (1992)
- Sleepers (1996)
- L’angelo della vendetta (1980)
- Coraggio fatti ammazzare (1983)
- Santa sangre (1989)
- The Crow (1994)
- Bravehearth (1995)
- Conan il Barbaro (1982)
- The birds (1963)
- I duellanti (1977)
- Buffalo 66 (1998)
- Il Gladiatore (1999)
- The Patriot (2000)
- Gangs of New York (2002)
- Kill bill (2003)