Tuesday, July 11, 2006

CARTONI ANIMATI E CINEMA DI ANIMAZIONE IN ITALIA




Che bello fai cartoni animati... Beato te!…

In genere è questa la frase che più di ogni altra mi sento dire ogni qualvolta rispondo a chi mi chiede che faccio nella vita… Già, faccio i cartoni animati…

Gli occhi dei miei interlocutori cominciano a brillare immaginando matite e colori, ragazzi attorno ai tavoli felici di scarabocchiare, addirittura pagati per farlo!

E devo dire che è un momento piacevole, ci si sente un po’ speciali, diversi dalla massa immaginaria di milioni di “semplici” lavoratori che devono “semplicemente” lavorare e non “pasticciare” per vivere… Il petto si gonfia, il sorriso esplode in mille denti giulivi fino a che… già, fino a quando arriva l’inevitabile altra domanda: < … dai, dimmi che cosa hai fatto… io adoro i cartoni animati… li guardo tutti… quali hai fatto di quelli che sono in televisione?...>

…bè, insomma, nessuno... Però ho un progetto di un pilota... che, forse... vedi la Rai...

E’ inutile continuare, lo sguardo brillante del mio interlocutore comincia a lampeggiare di rosso, come un allarme, probabilmente ha di fronte un cialtrone, un millantatore…

Com’è possibile, si chiede, che con tutti i cartoni che ci sono in tv, lui non ne abbia fatto neanche uno? Mi guarda ancora un po’ per decidere se vale o no la pena di continuare a parlarmi oppure far finta di credermi.

Allora mi lancio in una corsa di veloci spiegazioni: < …vedi, in Italia le televisioni trasmettono tantissimi “cartoni” ma non ne producono molti… no, scusa, li producono ma non li realizzano qui… cioè li fanno in parte, non del tutto, solo l’inizio, l’idea, il resto lo fanno… in Cina per esempio…>

Ecco, ora il danno è completo, ho toccato il tasto dolente, la Cina, e il mio ascoltatore ormai part-time, ha deciso che sono un ciarlatano… lo vedo che pensa: E il suo sorriso diventa sarcastico, la sua immaginazione mi trasloca di forza in una stanzetta piena di cianfrusaglie, la stanza di casa dei genitori dove ancora vivo secondo lui…

Che disastro…


A parte gli scherzi, è veramente difficile spiegare la situazione nella quale siamo costretti a lavorare noi animatori Italiani. Più di una volta mi è capitato di dover giustificare la precarietà del mio lavoro e tutte le volte ho trovato difficile spiegarmi… In realtà la nostra condizione non è molto complicata, è solo un po’ difficile da credere… Ci si stupisce quando si scopre che noi italiani, che siamo tra i più massicci consumatori di “cartoni animati” e tra i più grossi importatori, siamo i minori produttori in Europa…

Ci si stupisce perché sarebbe ovvio che in un paese come il nostro, vista la domanda, esistesse un’industria capace di soddisfarla. Sarebbe ovvio e conveniente vista la richiesta di prodotti che esiste nel mondo e vista la manodopera necessaria per produrli… Ovvio, ma a quanto pare difficile da realizzare, visto che da noi l’industria dell’animazione è praticamente inesistente.

Ma in cosa consisterebbe quest’industria?

In realtà per fare i film animati bisogna avere delle buone idee, essere capaci di raccontarle e di costruirle ma soprattutto di venderle agli altri… Quindi un’industria di animazione è un insieme di narratori, di costruttori, e di venditori… E allora dove manchiamo noi?

Mancano narratori? No, non penso, siamo anche troppo chiacchieroni, lo dimostrano le quantità di libri messi in stampa; quindi non ci manca la voglia di raccontare. E allora?

Costruire un film di animazione non è semplice, c’è bisogno di abilità e di anni di perfezionamento e forse non siamo capaci di costruirlo… no, in realtà neppure questo è vero. Forse qualche tempo fa, diciamo un po’ di anni fa, lo eravamo, ma ora abbiamo imparato…

Nella costruzione di un film partecipano tante figure professionali quante in un film “dal vero”: scenografi, sceneggiatori, fotografi, animatori (che corrispondono agli attori nel cinema), e poi musicisti, montatori, direttori di produzione e infine (ma certamente non ultimi) i registi… Fino a qualche anno fa la nostra preparazione professionale non era all’altezza degli altri paesi, semplicemente perché non parlavamo la stessa lingua professionale, eravamo ignoranti e isolati… I film di animazione si facevano solo all’estero e in Italia ci si limitava alla pubblicità, quindi la nostra esperienza si limitava a piccolissime produzioni artigianali. Anche i lungometraggi realizzati da Bozzetto negli anni settanta furono fatti con questi criteri: poche persone che ricoprivano molti ruoli, il tutto molto “casereccio” e poco industriale. Poi, negli anni novanta, si è cominciato timidamente a produrre qualche film, Lupo Alberto dell’Animation Band è stato forse il primo e subito dopo si è continuato con altri: La famiglia Spaghetti, Coccobill di DeMas, ecc…

Produzioni che hanno contribuito a formare sul campo tutte quelle figure professionali che mancavano. Contemporaneamente si provava a fare anche del cinema e con “La gabbianella e il gatto” della Lanterna magica e diretto da D’Alò si è raggiunto un successo di pubblico notevole… Tutto bene quindi, invece… invece no. Se facciamo il conto delle persone che fanno questo mestiere in Italia, sono poche, e non bastano per sostenere una produzione di un certo rilievo…

Poche persone, perché il lavoro che abbiamo fatto fin’ora non è bastato a creare un numero sufficiente di professionisti e a far in modo che rimanessero a lavorare nel loro paese. Infatti, vista la precarietà del lavoro e la saltuarietà delle produzioni, in moltissimi sono emigrati negli altri paesi: Francia, Regno Unito, Stati Uniti, e quelli rimasti sono insufficienti per poter realizzare grosse quantità di lavoro.

Inoltre non esiste un efficace ricambio generazionale, perché le scuole capaci di formarli sono poche e senza molti finanziamenti: come la Scuola Nazionale di cinema che prepara molto bene ma che diploma solo tredici allievi all’anno o la Civica di Milano che anch’essa prepara solo una decina di allievi e che dispone di poche attrezzature, anche se di molta buona volontà… Troppo poco davvero…

Per riassumere: sappiamo raccontare ma siamo in pochi a costruire, ma siamo capaci di vendere?

E questo, a mio parere, è il più grosso problema. Ci mancano i venditori, i produttori, insomma gli imprenditori. Perché un film lo si vende prima di realizzarlo e per farlo non bisogna essere solo capaci di capire quanto sarà il suo costo, ma anche a chi farlo fare e cosa far raccontare…

Ma sopratutto bisogna saper rischiare, i propri soldi e il proprio tempo. Insomma bisogna fare gli imprenditori … E a me sembra che i produttori italiani non abbiano voglia di investire i loro soldi, quando li hanno, e siano capaci solo di disporre del tempo degli altri…

In poche parole mi sembra che manchi del tutto questa figura. Non vedo persone preparate per esserlo e soprattutto che abbiano i soldi per farlo… Infatti i pochi film che vengono realizzati sono finanziati quasi interamente dall’unica televisione che produce e i “produttori” si fanno bastare la percentuale affidatagli facendo fare i film in posti dove, con quel poco, possano confezionare un prodotto appena decente, ma non sempre…

che bello fai i cartoni animati? Dai, chissà come ti diverti! Dimmi, quali hai fatto?

Sfigato… che brutto essere definiti così… Ma è vero? Lo sono?

No, io penso di no… O almeno non più… Già da qualche tempo in Italia le cose stanno cambiando, non che si produca meglio, anzi, ormai si esporta anche gran parte della pre-produzione. La si fa fare in Corea del nord, con gran pace dei diritti umani (ma dai sfruttiamo quei piccoli schiavetti che per due euro e un po’ di riscaldamento in più ci fanno quello che in casa ci chiederebbero di pagare almeno quanto abbiamo previsto di spendere e che invece possiamo comodamente intascarci…), addirittura sentendoci degli eroi, perché così possiamo dar da mangiare a quei poveretti, che però non vedono un euro di quello che paghiamo e che invece finisce nelle tasche dei vari dittatori…

Penso che le cose stiano cambiando perché stanno migliorando gli animatori, sono più preparati di prima. Ora studiano pensando principalmente ad emigrare in altri paesi dove il mestiere è riconosciuto e valorizzato… Le cose cambiano perché le generazioni nuove cominciano ad affinare il gusto e si accorgono di un lavoro fatto male da uno fatto bene e cominciano a premiare i film prodotti e realizzati con gusto e non con furbizia…


di MARIO ADDIS



FILMOGRAFIA Di Mario Addis



  1. MTV Heartbeat (40") - Film in animazione tradizionale interamente disegnato e colorato su carta. Commissionato dalla rete televisiva Mtv sul tema: "Un capitalismo dal volto umano" (lo sfruttamento del lavoro minorile.)

  2. Giano (1'37") - Animazione tradizionale, disegno su carta.

  3. Ferrovie dello Stato: "Lei, lui e l'altro" (8') - Animazione tradizionale, disegno e colore su rodovetro.

  4. Daniele Silvestri: "Voglia di gridare" (4'20") - Video musicale del cantautore romano. Tecnica mista.

  5. Il Mostro (2'20") - Titoli di testa del film di Roberto Benigni.

  6. Minus (57") - Animazione tradizionale.

  7. Fai la cosa giusta (1'4") - Animazione tradizionale, disegno e colore su rodovetro.

  8. Lavori in corso (1'58") - (tre film) - Animazione tradizionale su carta.

  9. Junkers (30") - (film pubblicitario) - Animazione tradizionale,: carta strappata su rodo.

  10. "Come nascono i bambini" (41") - Animazione tradizionale su carta.

  11. Rai "Indiano" (20") - Animazione tradizionale su rodo.

  12. Rai "Topo" (20") - Animazione tradizionale su carta.



Per la filmografia completa e qualsiasi altra notizia vi rimandiamo al sito di Mario Addis www.marioaddis.com