Thursday, July 13, 2006

ANDY GARCIA è MODIGLIANI


IL RITRATTO DI MODI’

A volte cinema e pittura possono essere un connubio vincente. La difficoltà sta nella creazione di immagini, che siano in grado di esplorare in profondità la relazione affettiva tra il pittore e la tela, una passione questa, che deve saper donare sfondo e colore alla pellicola, in una fusione mistica tra arte e sensibilità registica. E’ di questa sensibilità che si parla nel film di Mick Davis “I Colori dell’anima” ispirato alla vita di Amedeo Modigliani, pittore italiano dei primi anni del novecento, uscito nelle sale italiane nel Maggio dello scorso anno.

La pellicola, poco apprezzata dalla critica, è in realtà la visione più concreta e forse più sfrontata, di un modo non convenzionale di percepire l’arte, lontana dalla messa in scena magica del processo creativo, e priva di quella molteplicità che rende l’uomo protagonista del proprio talento.

Modigliani viene dipinto dalla mano del regista, non come l’artista del vizio e del disordine nello stereotipo “genio e sregolatezza”, ma come un uomo che ama l’arte e sente di non essere da lei ricambiato, come vittima di un amore senza scambio, che infligge solitudine perché esclusivo.

La particolarità del film sta nel fatto di aver compreso uno spostamento fondamentale di direzione; non è la società quella incapace di riconoscere il genio, ma è l’artista stesso incapace di riconoscere se stesso, incapace di provare nei rapporti umani quella stessa passione che sente di non avere, e la consapevolezza che ne deriva è il fardello da sopportare.

La tragedia amorosa più grande della storia dell’arte non è allora l’amore contrastato tra Modigliani e Jeanne, compagna del pittore morta suicida, ma l’amore tra Modigliani e le sue opere, un amore che egli stesso non è in grado di rifiutare e al quale decide di sacrificare l’esistenza.

Mick Davis rende omaggio a tale sentimento, quello che lega l’uomo alle sue passioni, ne esplora la natura contorta, complessa, e suggerisce una maggiore comprensione dell’uomo, come essere che può creare bellezza anche dalla sua stessa distruzione. I colori fortemente contrastanti della fotografia, contribuiscono alla trasformazione dello schermo in quadro, e il tratto del pennello si scorge nella linee sinuose e allungate dei volti e dei nudi ritratti.

Il film non ci fa innamorare di Modigliani ma della sua arte, del suo modo di esprimere sulla tela un’anima astratta e immortale, capace di incarnare le paure e le passioni di noi contemporanei. In definitiva, le opere non sono mai svincolate dal suscitare emozioni e, come lo stesso Modì affermava, l’arte è riproduzione di un sentimento e mai di un “oggetto”.


di Emanuela Graziani